• Una piccola storia a lieto fine

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Data pubblicazione: 12 ott 2018 - Categoria: Approfondimenti

Come insegnare ai bambini a gestire la rabbia – Parte I.

P. è un bambino della nostra scuola. Ha 4 anni ed è molto arrabbiato. Piange e grida, si è andato a nascondere sotto al tavolo della classe e, per farlo, ha rovesciato a terra due sedie. La maestra Marzia cerca di tranquillizzarlo e gli chiede di venire fuori per soffiargli il nasino. Poi gli dice che può andare con lei in ufficio a tenerle compagnia.

P. si tranquillizza, perché sente che la maestra non vuole sgridarlo, ma solamente prendersi cura di lui.

Vedendolo più calmo, la maestra gli chiede come mai si fosse tanto arrabbiato. Allora P. le spiega che stava giocando in cortile con un altro bambino, poi hanno litigato e lui ha picchiato il compagno. Così la sua maestra di sezione lo ha rimproverato e lui è scappato in classe a nascondersi. La maestra Marzia, allora, cerca di farlo ragionare. Gli chiede se, secondo lui, il modo giusto per affrontare la lite col compagno fosse quello di picchiarlo e di fargli male. “È questo che ti hanno spiegato le maestre e i tuoi genitori?” gli chiede.

P. risponde di no, è consapevole di aver sbagliato, ma dice di aver reagito a quel modo perché “sente la rabbia”. Poi, però, dice che la maestra Monica gli ha insegnato un modo per farla sparire, la rabbia. “Prima la rabbia è grande così – dice, mimando con le braccia una grossa quantità indefinita – ma noi dobbiamo prenderla tra le mani, farla diventare sempre più piccola e poi buttarla via. Così la rabbia non c’è più”.

P. adesso è sereno e la maestra Marzia lo riaccompagna in cortile a riprendere il gioco con gli altri compagni.

La storia di P. ci spiega molte cose relativamente alla gestione degli stati emozionali dei bambini.

Per prima cosa, ci dice che insegnanti  e genitori dovrebbero permettere ai bambini di provare le loro emozioni. Il ruolo degli adulti, quindi, non sta nel reprimere le emozioni, neppure quelle “negative”, ma piuttosto nel mostrare ai piccoli quali sono i modi accettabili di esprimere questi sentimenti. Le emozioni, infatti, soprattutto quando sono forti, non possono e non devono essere negate e gli scoppi di rabbia non dovrebbero essere visti come segni di problemi gravi.

Dovrebbero essere riconosciuti e trattati con rispetto.

Questo perché per i bambini manifestare la rabbia è uno strumento adattivo molto importante. Gli studiosi di neuroscienze definiscono come “comportamento adattivo” tutto quell’insieme di abilità concettuali, sociali e pratiche che consentono alle persone di funzionare nella vita di tutti i giorni, rispondendo in maniera adeguata ai cambiamenti e alle richieste ambientali. Anche la rabbia, quindi, come tutte le altre emozioni, favorisce l’adattamento del soggetto all’ambiente circostante e ne determina le relazioni col mondo.

Ma è necessario che i bambini vengano educati a questo tipo di emozione, ovvero a saperla manifestare nel modo giusto e a saper comunicare agli altri che cosa li ha portati alla rabbia.

Sono molte, infatti, le circostanze che possono portare i bambini ad uno sfogo di rabbia, come un litigio con un compagno di scuola, o un “no” detto da genitore, oppure la perdita di una persona cara. L’importante è appunto esservi educati.

Spesso, invece, i bambini vengono diseducati alla rabbia, perché essa è ritenuta socialmente poco accettabile. In realtà, un bimbo che esprime rabbia non è arrogante, violento o maleducato, me è un bambino che si apre al mondo che lo circonda.

Sta a noi adulti, genitori e insegnanti, accompagnarlo adeguatamente nella gestione di questa emozione.

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